0
Amministrazione di sostegno studio legale galvagna

Destinatari dell’Amministrazione di sostegno

Destinatari dell’Amministrazione di sostegno sono le persone portatrici di una disabilità fisica o psichica, o di una limitazione sensoriale (sordomuti, non vedenti, etc.) o di un disagio di altro genere che ne limita in tutto o in parte l’autonomia; tanto che per loro è difficile e talvolta impossibile fronteggiare gli innumerevoli incombenti della vita quotidiana (le scadenze, le attività, l’esercizio di questo o quel diritto civile). Si tratta, in altre parole delle persone  che faticano a farsi carico di se stessi.

Per capire se la persona che vorrebbe chiedere l’ads o a favore della quale i familiari vorrebbero chiederla, sia in possesso dei requisiti previsti dalla legge, si deve guardare non soltanto a ciò che questa è intrinsecamente, dentro di sé, ma anche a ciò che non riesce a fare ma dovrebbe poter fare, all’esterno.
Norma di riferimento è l’art. 404 del codice civile: dinanzi ad una “infermità” o ad “una menomazione fisica o psichica”, che sia tale da causare l’ “impossibilità, anche parziale e temporanea, di provvedere ai propri interessi”, la persona sofferente potrà “essere assistita da un amministratore di sostegno”.
Vanno evitate, comunque, letture troppo anguste e medicalizzate di questa disposizione. Nonostante il legislatore parli di infermità e/o menomazione, va tenuto fermo che destinatari dell’intervento possono essere altresì le persone che si trovano, operativamente,  a mezza via, a metà strada fra ombra e luce; quelli che cioè stanno ‘così così’ sotto il profilo dell’efficienza, forti o deboli a seconda delle circostanze. Può trattarsi, ad esempio, di una persona che – magari a causa di una forma di depressione – vive fra alti e bassi, in parte attiva in parte rinunciataria rispetto alle attività della vita quotidiana.

Per quanto, poi, non tutti i giudici tutelari la vedano così, devono considerarsi possibili destinatari dell’ Ads anche coloro che, pur non afflitti da patologie mediche in senso stretto, o da vere e proprie disabilità, incontrano difficoltà nell’affrontare i problemi della quotidianità, con conseguenti incagli sul terreno burocratico, sanitario, lavorativo, amministrativo.
Pensiamo, ad esempio, alle persone molto anziane che abbiano appannamenti della memoria, come pure alle persone caratterialmente ingenue, che si lasciano sfuggire le scadenze delle bollette, che se ne stanno cronicamente inerti nonostante occorrerebbe intervenire per riparare il tetto o il pavimento, che sono ai limiti dell’analfabetismo, che si lasciano influenzare dal primo venuto o che diffidano per principio di tutto e di tutti, che “perdono colpi”.

La persona afflitta da abituale infermità di mente può beneficiare dell’AdS?

L’ambito operativo dell’Amministrazione di sostegno è molto ampio e non vi è dubbio sul fatto che anche la persona afflitta da una gravissima patologia psichica possa essere beneficiario di questa misura di protezione.
Non va, anzi, dimenticato che il cd. infermo di mente e le necessità della sua protezione sono storicamente ala base dell’introduzione dell’Ads.
Il fatto, poi, che – ancora oggi – siano presenti l’interdizione e l’inabilitazione non impedisce che la persona con un grave disabilità psichica possa giovarsi di questo strumento. E ciò è stato chiarito dalla Cassazione fin dal 2006: l’ambito applicativo dell’AdS, rispetto a quello dell’interdizione, va individuato facendo riferimento (non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o all’impossibilità di attendere ai propri interessi, ma piuttosto) alla maggiore capacità del nuovo strumento di adeguarsi alle esigenze della persona, grazie alla flessibilità che gli è propria ed alla maggiore agilità della procedura (v. Cass. I, 12 giugno 2006, n. 13584).

Ma, l’Ads va sempre applicata alla persona con disabilità psichica? O vi sono casi in cui il disabile psichico non deve essere destinatario di questa misura ?

Per rispondere, occorre partire dalla considerazione che il disagio psichico comporta di norma difficoltà di autogoverno e dunque limitazioni funzionali, più o meno importanti, ma non sempre accade questo.
Così nel caso presentatosi al Tribunale di Bologna (v. sentenza del 6 aprile 2006): una donna – affetta da una forma cronica di psicosi delirante – era stata riconosciuta pienamente in grado di curare, al di là di tutto, i propri interessi e di badare a se stessa; il tribunale riterrà non sussistere, di conseguenza, le condizioni per attivare istituzionalmente la protezione. In via generale dunque: di fronte a un disagio psichico formalmente diagnosticato, che non privi tuttavia la persona dell’attitudine a curare consapevolmente la sua sfera, con risultati soddisfacenti, potrebbero non sussistere i presupposti applicativi per alcuna misura di difesa.

Va accolta la domanda di nomina di un amministratore di sostegno avanzata da un soggetto psichicamente fragile, ma non interessato da un vero e proprio disturbo mentale?

Ciò che rileva, ai fini della pronuncia del decreto istitutivo, non è tanto la sussistenza di una patologia clinica, più o meno grave; decisiva sarà piuttosto la condizione di ‘inadeguatezza gestionale’, ovverossia il riscontro di un deficit funzionale/esteriore nell’amministrando, da parte del g.t.. Abbiamo già richiamato a tale proposito (in questa Sezione, al precedente quesito b.2.) il principio affermato dalla Cassazione, con la sentenza 12 giugno 2006, n. 13584). Nessun dubbio che anche la persona portatrice di disturbi psichici potrà, pertanto, avere accesso al neo-sistema di salvaguardia.

E’ possibile proteggere la persona prodiga con l’AdS?

Certamente sì. Va anzi sottolineato come la figura dell’inabilitazione – alla quale era affidata, nel sistema previgente, la protezione di tale categoria di soggetti deboli – registri oggigiorno un sostanziale abbandono, nella prassi, essendo stata soppiantata dalla neo-misura del 2004.

E la persona affetta da demenza?

La risposta affermativa è persino scontata. Trattasi, anzi, di una delle aree della ‘disabilità’ che appare destinata a registrare un incremento costante, nella realtà di oggi, secondo quanto messo in evidenza nella letteratura medico-geriatrica.

L’AdS può essere messa in opera per fronteggiare le esigenze di cura e recupero di una persona tossicodipendente o di un etilista cronico?

Su un piano generale, si può dire che l’Amministrazione di sostegno costituisce lo strumento per aiutare anche le persone che versano in condizioni di “dipendenza”. Uno dei problemi maggiori, nel caso delle tossicodipendenze, riguarda la possibilità che all’amministratore vengano affidati poteri sostitutivi, al fine della predisposizione di programmi di recupero – allorché la persona non intenda seguire un percorso di disintossicazione.
Bisogna dire che la giurisprudenza dimostra, al riguardo, una certa dose di prudenza: escludendo che al vicario siano attribuibili, di norma, veri e propri poteri sostitutivi – e immaginando, piuttosto, l’assegnazione di compiti di contenimento/affiancamento, da parte del giudice tutelare, con l’obiettivo di favorire l’adesione dell’interessato al programma di recupero (così, Trib. Trieste, 10 maggio 2008, e App. Torino, 19 maggio 2006).

 

Può beneficiare della nuova misura di protezione la persona affetta da una patologia di natura fisica ?

Certamente sì, purché a tale patologia si ricolleghi una riduzione dell’autonomia.
Il quadro descritto corrisponde, a titolo esemplificativo, a quello di una persona affetta da qualche forma di spasticismo, o da una malattia degenerativa (mettiamo, la sclerosi multipla): patologie le quali determinano, appunto, l’ impossibilità per chi ne soffre di provvedere autonomamente al compimento di atti materiali – senza necessariamente incidere in senso menomativo sulle sue doti cognitive.
Nessun dubbio quanto alla possibilità di far luogo all’ AdS in casi del genere, se è vero che il deficit di autonomia – suscettibile di rilevare a tal fine – non deve interessare necessariamente (nello spirito e nella lettera della legge) la sfera mentale volitiva. Il panorama giurisprudenziale offre più di un esempio al riguardo: si vedano, in particolare, Trib. Roma, 21 settembre 2007; Trib. Modena, 17 maggio 2006; Trib. Reggio Emilia, 9 gennaio 2006.

 

Può essere beneficiaria dell’AdS la persona interessata da un deficit di natura sensoriale, quale il sordomuto, il non vedente, la persona affetta da balbuzie, tic, o dislessia, etc.?

Anche il deficit sensoriale (come quello di natura fisica) corrisponde a una disabilità che non ha a che vedere, normalmente, con chiaroscuri dell’intelletto. Vale al riguardo quanto evidenziato al punto precedente – circa la sicura attivabilità dell’AdS nei confronti di tale categoria di soggetti deboli.

 

Quale soluzione adottare per la persona in coma?

Non vi sono ragioni di sorta valide a sconsigliare la messa in campo dell’AdS nella condizione di coma vegetativo che abbia colpito l’amministrando. Il fatto che la persona in coma sia priva di coscienza non può giustificare la non applicazione dell’Amministrazione di sostegno.
Di certo, non può giustificarsi la diversa opzione di interdire la persona, dato che una soluzione siffatta determinerebbe stigma e avvilimento, quanto meno presso la famiglia del disabile, col pericolo di ricadute negative sullo stesso infermo.

 

La persona anziana rientra tra i destinatari dell’ Ads?

L’età avanzata non  giustifica di per sé l’apertura dell’ads. Del resto, essere anziani non vuol certo dire essere malati. D’altra parte, è vero che la persona anziana – specie nella quarta età – può ritrovarsi a sperimentare limitazioni, più o meno rilevanti, delle facoltà gestorie, con riduzioni, talora accentuate, dell’indipendenza complessiva. In tal caso, allora, l’Ads si presenta quale valido strumento di protezione.
Si pensi al caso in cui sopravvengano difficoltà di deambulazione e di movimento, più o meno invalidanti, difficoltà a ricordare le cose e conseguente difficoltà nel gestire le scadenze amministrative/burocratiche, o difficoltà a prendersi cura della propria igiene e del proprio stato di salute.
Non sono mancati casi in cui il giudice tutelare ha rigettato la domanda di nomina dell’AdS, poiché l’amministrando era anziano, e tuttavia mentalmente lucido. Così, in un caso romano in cui l’interessata era una anziana donna, la quale tuttavia riusciva a gestire tutte le proprie esigenze di vita incaricando e istruendo lei stessa i familiari, per l’espletamento delle varie incombenze (Trib. Roma, 26 maggio 2008).

 

Può beneficiare della nuova misura di protezione la persona interdetta o inabilitata?

Anche l’interdetto, e a maggior ragione l’inabilitato, è ammesso a beneficiare della nuova misura di protezione. L’apertura dell’ads, in tali casi, sarà possibile, tuttavia, soltanto dopo la revoca dell’interdizione/inabilitazione.
La persona interdetta o inabilitata potrà presentare, essa stessa, domanda di attivazione dell’ AdS, formulando, al contempo domanda di revoca dell’interdizione/inabilitazione.
Le due domande, tuttavia, vanno proposte davanti a giudici diversi, e ciò rende  macchinosa la possibilità per la persona interdetta o inabilitata di fruire della nuova misura di protezione.
Vi è, tuttavia, la possibilità di snellire l’iter, domandando la revoca dell’interdizione/inabilitazione, e quindi, nell’ambito del procedimento di revoca, la trasmissione  degli atti al giudice tutelare. L’art. 429 c.c. prende tale possibilità allorché – appunto – “appaia opportuno che, successivamente alla revoca, il soggetto sia assistito dall’amministratore di sostegno”. Ciò fa sì che l’amministratore di sostegno possa essere nominato il prima possibile.

 

L’ amministrazione di sostegno può essere attivata in favore di un minore?

Secondo quanto prevede l’art. 406, 1° comma, c.c., anche il soggetto minore d’età può presentare ricorso per la nomina dell’amministratore di sostegno. Qualora si tratti, però, di un minore non emancipato, il decreto di nomina potrà essere pronunciato dal giudice tutelare soltanto nell’ultimo anno della minore età; e acquisterà efficacia soltanto al compimento del diciottesimo anno. Il motivo (di tale apparente limitazione di protezione) sta nel fatto che il soggetto in questione è assoggettato alla responsabilità genitoriale con conseguente rappresentanza del minore, da parte dei genitori, in tutti gli atti civili e nell’ amministrazione dei beni.
Nel caso in cui i genitori siano morti o siano stati giudizialmente dichiarati decaduti dalla responsabilità  genitoriale o sospesi dal suo esercizio, i poteri di rappresentanza e di cura del minore sono affidati ad un tutore. Il g.t può, in ogni caso, procedere alla nomina di un amministratore di sostegno provvisorio, allorché il minore sia ormai prossimo al raggiungimento della maggiore età.
Significativo il caso che è stato deciso, con sentenza del 29 maggio 2006, dal Tribunale per i Minorenni di Milano, al quale era stata domandata la pronuncia di interdizione di un giovane malato psichico, prossimo al compimento della maggiore età. Non ravvisando i presupposti per pronunciare l’interdizione, il giudice minorile lombardo trasmetterà gli atti al giudice tutelare, ai fini dell’attivazione dell’Amministrazione di sostegno – provvedendo, contingentemente, alla nomina di un AdS provvisorio.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Call Now ButtonChiama Studio Galvagna